Two Men and the Sea

Il Napapijri Bulletin è un progetto editoriale mensile che racconta storie straordinarie di persone straordinarie. Esploratori moderni, amici del brand, icone culturali: ogni mese, The Bulletin celebra coloro che osano abbandonare le mappe conosciute per esplorare territori inaspettati.

Due uomini e il mare

Ruoli diversi, stesso orizzonte, una comprensione comune: il potere indomito del mare non può mai essere controllato, solo compreso.
Sia Giacomo Basagni che Federico Fiorillo lavorano per Solaris Yachts, uno dei cantieri navali a vela più prestigiosi d’Italia. Giacomo guida eventi e comunicazione per Solaris Yachts, plasmando l’esperienza della vela attraverso lo sguardo di un velista. Rappresenta la dimensione condivisa del mare: le persone, le storie, i momenti che lo trasformano in uno stile di vita. Il suo motto? “Mandate i vostri figli a scuola di vela!”.
Federico, invece, lavora a stretto contatto con le barche, supportando gli armatori in ogni fase della navigazione. È un uomo di poche parole, ma quando parla va dritto al punto: rispetto, consapevolezza, intelligenza.
Li abbiamo incontrati alla Solaris Cup 2026 a Porto Rotondo, in Sardegna, dove Napapijri ha partecipato come partner dell’evento, per parlare di esperienza, memoria e di cosa significa vivere il mare.

Come è iniziato il vostro rapporto con il mare?

GB: È iniziato molto presto, grazie ai miei genitori. Scuola di vela, poi regate, poi anni passati a vivere il mare in modi diversi: gareggiando, navigando, condividendolo con gli amici. Con il tempo ha smesso di essere solo una passione ed è diventato qualcosa di più.
Oggi non lo vedo come qualcosa che fai, ma come qualcosa che vivi. Ed è esattamente ciò che collega Solaris a Napapijri: l’idea che le esperienze vengano prima e rimangano con te.

FF: Il mio primo amore è stato il windsurf. In molti modi, lo è ancora. Ho viaggiato per il mondo per questo, ho vissuto all’estero insegnandolo. Per quanto riguarda le barche, sono partito dalle vele: tagliandole, osservandole, cercando di capire come il vento si muoveva attraverso di esse. Non esiste una vera scuola per questo. Si impara facendo, studiando le barche e costruendo una relazione tra sé stessi e il mare.


Cosa significa conoscere davvero il mare?

GB: Il mare è fatto di due cose allo stesso tempo: tecnica estrema e qualcosa di molto antico. Da una parte ci sono ingegneria, materiali, precisione. Dall’altra c’è un sapere che viene da lontano, da generazioni di marinai che ci hanno preceduto e le cui regole, per quanto antiche, continuano a guidare il rapporto tra uomo e mare.
Lo stesso equilibrio lo riconosciamo anche nell’innovazione Napapijri: proiettata in avanti, ma sempre ancorata a un patrimonio più profondo e significativo.

FF: Conoscere il mare significa conoscere i propri limiti e per farlo serve intelligenza. In mare incontrerai ogni tipo di persona: ricchi, poveri, simpatici, antipatici. Ma mai stupidi. Serve essere intelligenti per navigare. Le barche sono complesse, ma non complicate. Servono concentrazione, precisione, umiltà. La tecnologia arriva solo fin dove il mare lo consente.

Come è iniziato il vostro rapporto con il mare?

GB: È iniziato molto presto, grazie ai miei genitori. Scuola di vela, poi regate, poi anni passati a vivere il mare in modi diversi: gareggiando, navigando, condividendolo con gli amici. Con il tempo ha smesso di essere solo una passione ed è diventato qualcosa di più.
Oggi non lo vedo come qualcosa che fai, ma come qualcosa che vivi. Ed è esattamente ciò che collega Solaris a Napapijri: l’idea che le esperienze vengano prima e rimangano con te.

FF: Il mio primo amore è stato il windsurf. In molti modi, lo è ancora. Ho viaggiato per il mondo per questo, ho vissuto all’estero insegnandolo. Per quanto riguarda le barche, sono partito dalle vele: tagliandole, osservandole, cercando di capire come il vento si muoveva attraverso di esse. Non esiste una vera scuola per questo. Si impara facendo, studiando le barche e costruendo una relazione tra sé stessi e il mare.


Cosa significa conoscere davvero il mare?

GB: Il mare è fatto di due cose allo stesso tempo: tecnica estrema e qualcosa di molto antico. Da una parte ci sono ingegneria, materiali, precisione. Dall’altra c’è un sapere che viene da lontano, da generazioni di marinai che ci hanno preceduto e le cui regole, per quanto antiche, continuano a guidare il rapporto tra uomo e mare.
Lo stesso equilibrio lo riconosciamo anche nell’innovazione Napapijri: proiettata in avanti, ma sempre ancorata a un patrimonio più profondo e significativo.

FF: Conoscere il mare significa conoscere i propri limiti e per farlo serve intelligenza. In mare incontrerai ogni tipo di persona: ricchi, poveri, simpatici, antipatici. Ma mai stupidi. Serve essere intelligenti per navigare. Le barche sono complesse, ma non complicate. Servono concentrazione, precisione, umiltà. La tecnologia arriva solo fin dove il mare lo consente.

Lavorate entrambi con le persone tanto quanto con le barche. Com’è questo rapporto?

GB: I clienti Solaris non comprano barche solo per possedere un prodotto. Sono spazi per le famiglie, per stare insieme e condividere esperienze. Le persone crescono su queste barche, costruiscono ricordi che restano molto dopo la fine del viaggio. Non riguarda ciò che compri, ma ciò che ti rimane. Una barca, come una giacca, diventa parte della tua storia.

FF: Prima di una navigazione ci si sceglie. A volte ci si lascia. Deve esserci fiducia. Si lavora insieme, si risolvono i problemi insieme. Quando accompagno i clienti, il mio lavoro è testare la barca, individuare i problemi e renderli consapevoli che esisterà sempre un certo grado di incertezza.
Ci si conosce davvero condividendo lo spazio e gestendo insieme il primo trasferimento. Diventa un processo di scoperta e comunicazione.

Cosa significa coraggio nel vostro mondo?

GB:
Per me si tratta di responsabilità. Creare un’esperienza significa prendersi cura delle persone, delle aspettative, di tutto ciò che si sviluppa intorno. È un approccio concreto all’esplorazione, dove il coraggio non riguarda l’estremo, ma l’essere presenti, preparati e consapevoli di ciò che si sta vivendo.

FF: Non lo chiamerei coraggio. Lascio questa parola a chi salva vite mettendo a rischio la propria. Preferisco parlare di consapevolezza: conoscere i rischi, capire i propri limiti e agire di conseguenza.
Il mare ci insegna cosa significa essere lontani dalla protezione delle strutture sociali e culturali: in questo stato naturale l’uomo impara paura, speranza e accettazione.


Cosa rimane sempre imprevedibile?

GB:
Per quanto si possa pianificare, ogni esperienza in mare diventa unica. Ogni barca racconta una storia diversa, perché ogni persona la vive a modo proprio.
È questo che crea significato: l’imprevisto, ciò che non puoi controllare. È lo stesso principio che lega Solaris e Napapijri: ciò che conta non è solo il viaggio, ma il ricordo che porti con te.

FF: La rotta non è mai davvero tua. Puoi avere mappe, puoi avere un piano, ma alla fine è il vento che decide come arriverai dove vuoi andare.
In mare il controllo è un equilibrio necessario e negoziabile tra intenzione e condizioni.

Cosa significa coraggio nel vostro mondo?

GB:
Per me si tratta di responsabilità. Creare un’esperienza significa prendersi cura delle persone, delle aspettative, di tutto ciò che si sviluppa intorno. È un approccio concreto all’esplorazione, dove il coraggio non riguarda l’estremo, ma l’essere presenti, preparati e consapevoli di ciò che si sta vivendo.

FF: Non lo chiamerei coraggio. Lascio questa parola a chi salva vite mettendo a rischio la propria. Preferisco parlare di consapevolezza: conoscere i rischi, capire i propri limiti e agire di conseguenza.
Il mare ci insegna cosa significa essere lontani dalla protezione delle strutture sociali e culturali: in questo stato naturale l’uomo impara paura, speranza e accettazione.


Cosa rimane sempre imprevedibile?

GB:
Per quanto si possa pianificare, ogni esperienza in mare diventa unica. Ogni barca racconta una storia diversa, perché ogni persona la vive a modo proprio.
È questo che crea significato: l’imprevisto, ciò che non puoi controllare. È lo stesso principio che lega Solaris e Napapijri: ciò che conta non è solo il viaggio, ma il ricordo che porti con te.

FF: La rotta non è mai davvero tua. Puoi avere mappe, puoi avere un piano, ma alla fine è il vento che decide come arriverai dove vuoi andare.
In mare il controllo è un equilibrio necessario e negoziabile tra intenzione e condizioni.

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