On the Road with Jonny Pickup

Il Napapijri Bulletin è un progetto editoriale mensile che racconta storie straordinarie di persone straordinarie. Esploratori moderni, amici del brand, icone culturali: ogni mese, The Bulletin celebra coloro che osano abbandonare le mappe conosciute per esplorare territori inaspettati.

In viaggio con Jonny Pickup


L’anno scorso, il fotografo e filmmaker Jonny Pickup si è unito ai nostri Cultural Adventurers durante il Mongol Rally, documentando il ritmo imprevedibile della vita on the road. Quest’estate torna dietro l’obiettivo, accompagnando il team da noi sponsorizzato durante il Rickshaw Run Himalaya. Lo abbiamo incontrato prima della sua partenza verso le montagne per parlare di avventura, storytelling e di ciò che lo attrae in questi viaggi.

Il tuo lavoro si colloca spesso all’incrocio tra avventura, documentario e racconto umano. Come descriveresti oggi il tuo approccio creativo?

Il mio approccio creativo è guidato al 100% dalla storia. Per natura sono una persona visiva – a essere sincero sono piuttosto ossessionato dalle immagini – ma vengono comunque dopo la storia. Puoi avere le immagini più belle del mondo, ma se non sono al servizio di una narrazione, che senso hanno? Quindi il punto di partenza è sempre trovare storie interessanti che voglio raccontare. Poi penso a come girarle, a uno stile, a un’atmosfera che voglio creare e costruisco un piano intorno a questo; un piano che cambia diverse volte durante il processo. Infine cerco di realizzarlo al meglio delle mie possibilità. Ho però una particolare predilezione per le storie d’avventura. Amo l’emozione di cercare di portare a termine una missione con un team e i luoghi incredibili in cui queste esperienze ti portano così spesso.


Come storyteller, quali sfide e opportunità comporta documentare un’avventura che si evolve costantemente?

L’unica certezza del filmmaking d’avventura è che qualsiasi piano tu abbia fatto non funzionerà e verrà abbandonato quasi subito. Ma, ironicamente, col senno di poi, questo viene spesso apprezzato come il catalizzatore di cambiamenti positivi e come la fonte di quella sfuggente magia del cinema. Giri a sinistra invece che a destra e improvvisamente si apre davanti a te un mondo completamente nuovo, che non avresti mai potuto prevedere ma ricco di tesori. Devi semplicemente abbandonarti a ciò che accade. Si tratta quindi di adattarsi continuamente e pensare rapidamente, cosa che può essere complicata quando, come spesso succede, si è stanchi e con poche ore di sonno.

Il tuo lavoro si colloca spesso all’incrocio tra avventura, documentario e racconto umano. Come descriveresti oggi il tuo approccio creativo?

Il mio approccio creativo è guidato al 100% dalla storia. Per natura sono una persona visiva – a essere sincero sono piuttosto ossessionato dalle immagini – ma vengono comunque dopo la storia. Puoi avere le immagini più belle del mondo, ma se non sono al servizio di una narrazione, che senso hanno? Quindi il punto di partenza è sempre trovare storie interessanti che voglio raccontare. Poi penso a come girarle, a uno stile, a un’atmosfera che voglio creare e costruisco un piano intorno a questo; un piano che cambia diverse volte durante il processo. Infine cerco di realizzarlo al meglio delle mie possibilità. Ho però una particolare predilezione per le storie d’avventura. Amo l’emozione di cercare di portare a termine una missione con un team e i luoghi incredibili in cui queste esperienze ti portano così spesso.


Come storyteller, quali sfide e opportunità comporta documentare un’avventura che si evolve costantemente?

L’unica certezza del filmmaking d’avventura è che qualsiasi piano tu abbia fatto non funzionerà e verrà abbandonato quasi subito. Ma, ironicamente, col senno di poi, questo viene spesso apprezzato come il catalizzatore di cambiamenti positivi e come la fonte di quella sfuggente magia del cinema. Giri a sinistra invece che a destra e improvvisamente si apre davanti a te un mondo completamente nuovo, che non avresti mai potuto prevedere ma ricco di tesori. Devi semplicemente abbandonarti a ciò che accade. Si tratta quindi di adattarsi continuamente e pensare rapidamente, cosa che può essere complicata quando, come spesso succede, si è stanchi e con poche ore di sonno.

Cosa cattura la tua attenzione quando viaggi con una macchina fotografica?

Come fotografo, il tuo occhio è costantemente alla ricerca di immagini. È una vera gioia. Cerco sempre luce, composizione, motivi, colori, ripetizioni e, naturalmente, bei ritratti. Le buone fotografie sono ovunque, le grandi fotografie sono rare, quindi è meglio avere sempre una macchina fotografica con sé.


Hai lavorato con Napapijri durante il Mongol Rally dello scorso anno. Quest’anno parteciperai al Rickshaw Run Himalaya. Cosa ti ha spinto a tornare?

Ah! È stata una scelta facilissima tornare a lavorare con il miglior brand del settore! Chi altro supporterebbe due ragazzi che attraversano la catena montuosa più alta del mondo a bordo di un risciò? Sono davvero entusiasta di farne parte.
Ma, a livello personale, adoro questo tipo di filmmaking: essere sulla strada, perdersi, affrontare imprevisti, vivere vere avventure in luoghi remoti insieme a persone che condividono la stessa mentalità.

Cosa rende possibile la combinazione di filmmaking e viaggio?

Il filmmaking è una chiave. Apre porte verso luoghi che altrimenti non potresti mai raggiungere. Ti permette di oltrepassare soglie e di entrare nei mondi degli altri, vivendo gli aspetti più strani, più belli e più autentici che la vita possa offrire. Nemmeno con tutto il denaro del mondo potresti comprare queste esperienze come semplice turista. È qualcosa di assolutamente unico.


Trascorri molto tempo documentando luoghi e comunità in tutto il mondo. Cosa ti ha insegnato il viaggio?

Onestamente, credo che la cosa principale sia l’apprezzamento per ciò che si ha e per le persone che si amano. Più di ogni altra cosa, viaggiare dona prospettiva.


Infine, cosa significa per te l’avventura?

L’avventura è libertà. È un cliché, ma è assolutamente vero. L’avventura è sentirsi liberi, e non c’è molto altro da aggiungere.

Cosa rende possibile la combinazione di filmmaking e viaggio?

Il filmmaking è una chiave. Apre porte verso luoghi che altrimenti non potresti mai raggiungere. Ti permette di oltrepassare soglie e di entrare nei mondi degli altri, vivendo gli aspetti più strani, più belli e più autentici che la vita possa offrire. Nemmeno con tutto il denaro del mondo potresti comprare queste esperienze come semplice turista. È qualcosa di assolutamente unico.


Trascorri molto tempo documentando luoghi e comunità in tutto il mondo. Cosa ti ha insegnato il viaggio?

Onestamente, credo che la cosa principale sia l’apprezzamento per ciò che si ha e per le persone che si amano. Più di ogni altra cosa, viaggiare dona prospettiva.


Infine, cosa significa per te l’avventura?

L’avventura è libertà. È un cliché, ma è assolutamente vero. L’avventura è sentirsi liberi, e non c’è molto altro da aggiungere.

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