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Il Napapijri Bulletin è un progetto editoriale mensile che racconta storie straordinarie di persone straordinarie. Esploratori moderni, amici del brand, icone culturali: ogni mese, The Bulletin celebra coloro che osano abbandonare le mappe conosciute per esplorare territori inaspettati.
Irene Saderini e la poesia del motorsport
Pilota, regista e cultural adventurer, Irene Saderini attraversa il motorsport come uno spazio di relazione tra movimento, ambiente e racconto. Dalla precisione delle piste al vuoto potente del deserto, il suo percorso unisce competenza, ascolto e rispetto per i luoghi che attraversa. Un modo consapevole di esplorare e di raccontare il viaggio, dove la performance lascia spazio alla presenza, al lavoro di squadra e alla responsabilità condivisa.
Dal circuito alla sabbia infinita: la pista è sinonimo di velocità e precisione, il deserto di resistenza e adattamento. Come concili questi due mondi nella tua vita: la frenesia della gara e il ritmo imprevedibile della Dakar?
Credo che in fondo l’uno siano lo specchio dell’altro, quasi complementari.in fondo non sono mondi così distanti perché hanno in comune un valore molto grande: la lucidità.
Su entrambi i pianeti, la cosa più importante è rimanere presenti al momento, non farsi scoraggiare dai problemi o dalle rotture che capitano sempre, e pensare sempre ad arrivare in fondo alla prossima curva, alla prossima nota, alla prossima tappa.
Il deserto come avversario e alleato: affrontare migliaia di chilometri in un ambiente ostile richiede rispetto e strategia. Cosa significa per te entrare in un territorio così estremo e quali sono le responsabilità di chi lo attraversa?
Mai come oggi, il primo pensiero per tutti dovrebbe essere non lasciare tracce del nostro passaggio, no?
Correre Canyon e nei deserti e siamo culturalmente tutti rispettosi e non lasciare neanche il tappo della borraccia sulla nostra traccia, sappiamo che siamo ospiti del deserto. Per me personalmente è quasi una faccenda di karma: se io rispetto il deserto, magari il deserto sarà gentile con me.
Dal circuito alla sabbia infinita: la pista è sinonimo di velocità e precisione, il deserto di resistenza e adattamento. Come concili questi due mondi nella tua vita: la frenesia della gara e il ritmo imprevedibile della Dakar?
Credo che in fondo l’uno siano lo specchio dell’altro, quasi complementari.in fondo non sono mondi così distanti perché hanno in comune un valore molto grande: la lucidità.
Su entrambi i pianeti, la cosa più importante è rimanere presenti al momento, non farsi scoraggiare dai problemi o dalle rotture che capitano sempre, e pensare sempre ad arrivare in fondo alla prossima curva, alla prossima nota, alla prossima tappa.
Il deserto come avversario e alleato: affrontare migliaia di chilometri in un ambiente ostile richiede rispetto e strategia. Cosa significa per te entrare in un territorio così estremo e quali sono le responsabilità di chi lo attraversa?
Mai come oggi, il primo pensiero per tutti dovrebbe essere non lasciare tracce del nostro passaggio, no?
Correre Canyon e nei deserti e siamo culturalmente tutti rispettosi e non lasciare neanche il tappo della borraccia sulla nostra traccia, sappiamo che siamo ospiti del deserto. Per me personalmente è quasi una faccenda di karma: se io rispetto il deserto, magari il deserto sarà gentile con me.
La rotta e il simbolo: la Dakar non è solo una gara, è un percorso che lascia tracce nella storia del motorsport. Che valore ha per te essere parte di questa “mappa” e cosa rappresenta il gesto di aprire una nuova via nel deserto?
Ci sono dei momenti in gara in cui distolgono lo sguardo dagli strumenti e dalle tracce, alzo la testa guardando più lontano e mi emoziono. In quei momenti mi rendo conto di essere davvero nel Niente. Un niente assoluto, bello, che può farti sentire infinitamente piccolo lì in mezzo ma allo stesso tempo anche esattamente nel posto giusto.Il deserto nella mia storia è come l’oceano, è un mare che si muove dentro di me.
Il team come bussola: quanto è importante la squadra in un’avventura come questa e cosa significa la solidarietà quando ogni errore può decidere se il viaggio continua o finisce?
Nel rally più duro del mondo è impensabile di arrivare alla fine con le proprie forze, sarebbe impossibile. I meccanici si sentono tutti in gara come noi e con noi, ogni volta che gli faccio segno che dal finestrino quando parto al mattino e quando rientro la sera, ho una sensazione difficile da spiegare, perché so che ci aspetteranno per tutto il giorno controllando se siamo in gara e se tutto funziona, e quando arrivo so che non dormiranno tutta la notte per permettermi di ripartire.
Macchine e libertà: hai guidato auto da Formula 3, camion della Dakar e moto da enduro. Qual è il tuo rapporto con i motori? Sono strumenti di performance o diventano compagni nella tua ricerca di libertà?
Il mio primo vero amore sono sempre state le moto, a partire dal mio piccolo cinquantino che mi consentiva le fughe da adolescente da casa, poi da grande quelle da fuoristrada.Credo che la moto in qualche modo ti parli, forse perché hai la pancia appoggiata al cupolino e senti tutte le vibrazioni del motore. La passione per le auto è arrivata dopo, e le auto vintage in particolare mi affascinano. Mi sembra che rimettere in pista e far correre quei ferri vecchi sia un po’ come ridargli vita e conservare la loro anima, mi sembra che abbiano una personalità loro.Le auto moderne sono divertenti da guidare, ma con tutta quella elettronica la mia parte di poesia un po’ si perde
Macchine e libertà: hai guidato auto da Formula 3, camion della Dakar e moto da enduro. Qual è il tuo rapporto con i motori? Sono strumenti di performance o diventano compagni nella tua ricerca di libertà?
Il mio primo vero amore sono sempre state le moto, a partire dal mio piccolo cinquantino che mi consentiva le fughe da adolescente da casa, poi da grande quelle da fuoristrada.Credo che la moto in qualche modo ti parli, forse perché hai la pancia appoggiata al cupolino e senti tutte le vibrazioni del motore. La passione per le auto è arrivata dopo, e le auto vintage in particolare mi affascinano. Mi sembra che rimettere in pista e far correre quei ferri vecchi sia un po’ come ridargli vita e conservare la loro anima, mi sembra che abbiano una personalità loro.Le auto moderne sono divertenti da guidare, ma con tutta quella elettronica la mia parte di poesia un po’ si perde